Essere come il maestro

Non si resta discepoli per sempre: "ognuno ben preparato sarà come il suo maestro". E questo molto spesso è duro da accettare per chi ha rivestito il ruolo di colui che sa, di colui che in qualche modo è "più su" di un altro.

 

Può essere nel rapporto genitori-figli: non si accetta che siano diventati autonomi, che abbiano idee diverse dalle nostre, che spesso né sappiano più di noi. Ci chiudiamo nel nostro ruolo e creiamo una frattura fra noi e loro. Sì tratta soltanto di onestà, di saper guardare dentro se stessi, di rendersi conto dei nostri pregi ma anche dei nostri limiti.

Nel rapporto con gli altri occorre essere leali: prima dobbiamo guardare noi e dopo, forse, potremo correggere il fratello, se la sua colpa ci sembrerà ancora tanto più grave delle nostre. Ma correggere non significa giudicare senza carità: può darsi che anche un albero buono talvolta abbia frutti non buoni. Se è vero che non si vendemmia uva da un trovo, quando si parla di esseri umani entra in gioco la libertà dell'individuo. Frasi piene di saggezza, queste del Vangelo, che ci portano a scoprire e valorizzare il grande dono della vita, dell'intelligenza e della libertà.