Abitare con il cuore la città

Linee per il cammino pastorale 2019-2020 

Carissimo, entriamo più profondamente nell’ascolto con il cuore. Toccherò tre punti: ascoltare con il cuore – ascoltare con il cuore abitato dallo Spirito – ascoltare il cuore dell’altro, anch’esso abitato dallo Spirito

1. Con che cosa ascoltiamo? L’organo dell’ascolto non è l’orecchio ma il cuore. Ce lo suggerisce Maria che meditava e custodiva nel cuore tutto ciò che udiva (cfr. Lc 2,19). Il cuore nella Bibbia è il centro della persona, è tutta la sua interiorità: pensieri, sentimenti, volontà, coscienza, memoria… Il cuore dell’uomo è un abisso e lì è depositata tutta la nostra vita: ciò di cui siamo consapevoli e ciò di cui non siamo consapevoli. Noi ascoltiamo inevitabilmente con il cuore, cioè con tutto noi stessi, con tutto ciò che siamo e che abbiamo vissuto. Questo però ci fa già intuire quale difficoltà possiamo incontrare quando decidiamo di ascoltare l’altro e ciò che ci è richiesto per poterlo fare davvero: fargli spazio dentro di noi, accoglierlo nel cuore, evitando di proiettare e di attribuirgli percezioni, sensazioni, intenzioni, valutazioni che in realtà sono solo nel “nostro” cuore. È un vero e proprio lavoro di ascesi: far tacere le mille voci che ci abitano per poter accogliere ed ascoltare davvero l’altro come “altro-da-me”. Quanto è decisivo, per saper ascoltare, l’atteggiamento dell’ospitalità del nostro cuore! È essenziale avere una predisposizione d’animo di “simpatia” nei confronti dell’altro: accoglierlo nel cuore con benevolenza, perché è nostro fratello, preparandoci ad una relazione vera, alimentata dall’ascolto e dal dialogo reciproco. In questo senso il bagaglio di esperienze vissute che si è depositato nel nostro cuore, non è un “elemento di disturbo” che altera l’ascolto proiettando sull’altro ciò che è solo “nostro”, può diventare invece il motivo che spinge ad ascoltare con benevolenza e simpatia. L’altro non è diverso da me, ma come me ha vissuto e vive gioie e tristezze, angosce e speranze, abbiamo in comune la vita, l’umanità. Certo, alcune esperienze dolorose subìte, soprattutto se sono la conseguenza di inganno e cattiveria, possono alimentare la diffidenza e il pregiudizio nei confronti degli altri, ma se ho lasciato che il Signore consoli e guarisca il mio cuore, lo Spirito Santo mi ha liberato dal risentimento e ha forgiato dentro di me un cuore capace di compassione nei confronti delle sofferenze e delle miserie degli altri, dovunque si trovino e a qualunque realtà appartengano. 2. Il cuore abitato dallo Spirito Ma la riflessione su “con che cosa si ascolta” deve tener conto anche di un altro aspetto: nel cuore dell’uomo abita lo Spirito Santo, la presenza di Dio. Lo Spirito, che ci ricorda le parole di Gesù perché «prenderà del mio e ve lo annunzierà» (Gv 16,14-15), agisce nell’intimo del nostro cuore; per cui quando ascoltiamo la Parola di Dio, nella proclamazione liturgica o nella testimonianza dei fratelli, lo Spirito freme e conferma “come dal di dentro” che è proprio la Parola di Dio quella ascoltiamo con le nostre orecchie. La Parola che ci raggiunge dall’esterno trova corrispondenza nella risonanza interiore suscitata dallo Spirito. Per lo più è il sentimento della gioia che accompagna l’ascolto della Parola di Dio: nella prima lettera i Tessalonicesi San Paolo scrive: «Avete seguito l’esempio del Signore e accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo» (1Ts 1,6). Tuttavia, quando il Signore ha bisogno di convertirci da una via di male nella quale ci siamo incamminati, lo Spirito fa risuonare la Parola dentro di noi suscitando turbamento, tristezza, pentimento. Così comprendiamo che ascoltare con il cuore significa ascoltare nella potenza dello Spirito Santo. Sant’Agostino scriveva del Maestro interiore: il Cristo, Logos-Parola del Padre, grazie all’unzione dello Spirito, è colui che insegna nella cattedra del nostro cuore la verità di Dio e dell’uomo: «Ti sarà maestro solo colui che è il Maestro interiore dell’uomo interiore, il quale nella tua mente ti mostra che è vero ciò che viene insegnato» (Lettera 266). 3. Ascoltare con il cuore le vite degli altri, nel cuore agisce lo Spirito Dio, che ha un cuore immenso nel quale c’è posto per ciascun uomo, ha ascoltato il grido degli abitanti di Roma e ha mandato noi in mezzo alla città per fare “esercizio di ascolto”, perché quel grido spesso noi non vogliamo o non siamo in grado di udirlo. La verità è che noi raramente ascoltiamo con il cuore. Per di più il nostro cuore è spesso stretto, non ospitale, non c’è spazio per le vite degli altri. Oppure crediamo di saper già ascoltare, ci diciamo che in fondo già sappiamo ciò che gli altri stanno gridando, che i lamenti degli abitanti della nostra città di Roma li abbiamo già uditi tante volte nell’autobus, tra colleghi di lavoro, al bar o in fila alla posta… Non c’è niente di interessante nelle esistenze degli altri, sono banali e vuote, spesso segnate da un tram-tram che rende noioso il loro e il nostro quotidiano. Quanto è riduttivo e condizionato da pregiudizi questo modo di osservare la realtà! Dirò di più: è un modo di pensare da “discepoli-evangelizzatori atei”! Perché? Perché è un ascolto delle vite degli altri che rivela di non credere nel Signore Risorto e nella potenza dello Spirito Santo. È fatto da un cuore che non è consapevole di essere abitato dallo Spirito di Dio e che non crede che lo Spirito Santo abiti il cuore dei fratelli, non coglie neppure che la storia umana è guidata dallo Spirito. L’orizzonte è assolutamente piatto. Lo sguardo è irrimediabilmente ristretto, troppo concentrato in basso. Invece il cuore contemplativo sa riconoscere con lucidità autenticamente spirituale la presenza e l’azione di Dio nelle vite degli altri e nella storia umana. Pensiamo a Maria: il Mistero di Dio nella storia è per il momento solo un bambino piccolissimo concepito nel suo grembo, eppure il suo cuore già esulta e vede delinearsi all’orizzonte il sovvertimento della società umana: «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1, 52). Questo è avere un cuore contemplativo, questo è essere inabitati dallo Spirito! E solo questo cuore mariano sa ascoltare. Ella ascolta, “mette insieme” (sun-ballo) le parole udite dall’angelo, dai pastori e dai vecchi Simeone ed Anna, le medita nello Spirito Santo cogliendo il nesso che le lega, cioè l’opera di Dio, e le custodisce con amore nel suo cuore. I piccoli, i poveri, meritano che noi li ascoltiamo così. Prendendoli sul serio, come fa Dio. E soprattutto riconoscendo la storia che Dio intesse con loro, a partire dalle loro esistenze solo apparentemente banali. Come lo Spirito freme e gioisce in noi quando ascoltiamo la Parola di Dio proclamata nella liturgia o meditata nella Scrittura, così il nostro cuore può riconoscere la Parola di Dio che si incarna nelle vite degli altri e costruisce cammini di santità. Gli esempi possono essere tantissimi. Prendo in prestito l’elenco che Papa Francesco fa all’inizio di Gaudete et exsultate: Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio (GE 7). Quando, in un momento di confidenza, l’altro ci racconta ciò che sta passando in questa fase della sua vita, e ci comunica i desideri per sé e per la sua famiglia, i suoi sogni e le sue speranze, la preoccupazione per il domani unita alla fiducia che i nodi si scioglieranno e che una porta si aprirà... non è questa una spinta che viene dallo Spirito Santo? Su che cosa si fonda questa fiducia se non nella forza dello Spirito, caparra del futuro che ci attende? Quando un giovane si appassiona dei temi ecologici o di quelli sociali e li approfondisce, informandosi e confrontandosi con gli altri, e decide di dare il suo piccolo ma grande contributo, attraverso la condivisione delle idee, la affermazione dei principi giusti, avendo il coraggio di dire “a me nun me sta bene che no” e “nessuno deve essere lasciato indietro” (il quindicenne Simone di Torre Maura)… Che cosa c’è dietro questa bellissima ostinazione se non lo Spirito della verità, del regno di Dio che è amore, giustizia, pace? Quando una famiglia sperimenta che i loro nuovi vicini di casa vengono da un paese straniero, con tradizioni culturali e religiose differenti, ma che è profondamente arricchente imparare a conoscersi, a rispettarsi, ad aiutarsi, e che i pregiudizi vengono meno per lasciare lo spazio a ciò che accomuna… non è un anticipo di quel mondo nuovo che lo Spirito sta realizzando nel mondo, attraverso il parto e i gemiti della storia umana? La nostra città è piena di persone e di famiglie che vivono le beatitudini, che ogni giorni lottano e si impegnano per il bene dei loro figli e per il futuro di tutti. È dai piccoli come Maria e Giuseppe, è dalle periferie umane come la Nazareth del Vangelo, che il Signore vuol far ripartire una nuova fase della vita della Chiesa e del mondo. A noi è chiesto di ascoltare il grido del dolore e del parto del mondo nuovo, di riconoscere la presenza di Dio e dello Spirito nella vita delle persone e della storia umana. Lì Dio agisce. Solo un cuore abitato dallo Spirito lo sa ascoltare e riconoscere.

Buon anno a tutti!

 Intervento del Cardinale Vicario Angelo De Donatis

Basilica San Giovanni in Laterano, 16 settembre 2019