SMI in India

Il Signore conduce le SMI su vie tortuose e deserte come il popolo Israele, ma non fa mancare il nutrimento  dai verdi pascoli e l’acqua zampillante dai ruscelli tranquilli.

L’amore verso Dio e verso il prossimo fa volare Madre Carla ancora più in alto. Ella comprende  la parola del Signore al profeta Isaia: “È troppo poco che tu sia mio servo… io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra” ( Is 49,6).

Nel 1974 iniziano così i voli verso l’oriente, guardando con occhio di predilezione l’India, un territorio particolarmente vasto, che presenta notevoli differenze economiche, culturali, sociali, religiose e anche demografiche. La maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà: il divario fra ricchi e poveri si allarga sempre di più.

L’India resta un Paese di vaste "discriminazioni" di cui le donne sono le prime vittime. La discriminazione inizia prima della nascita, con centinaia di migliaia di feti femminili abortiti ogni anno. La sconvolgente realtà di questa nazione fa capire a Madre Carla  che lì la vuole il Signore, per testimoniare l’amore del Verbo Incarnato. 

In questa grande nazione, a Cochin (Kerala), inizia ben presto la costruzione della prima casa.

Secondo le esigenze e le richieste del luogo, le SMI estendono la loro missione con diverse Case e attività.

Attualmente la Congregazione è presente con undici comunità in tre stati nel sud dell’India: Kerala, Tamil Nadu e Karnataka.

  1. Kerala
  2. Tamil Nadu
  3. Karnataka

Mappa

KERALA

Offriamo il nostro servizio nello Stato del Kerala in sei città: La scuola di Cochin

  • dal 1976 a Cochin
  • dal 1988 a Kumarakom 
  • dal 1990 a Thykoodam 
  • dal 1990 a Vallarpadam 
  • dal 1992 a Punalur 
  • dal 1993 a Kalamassery

Per testimoniare e far conoscere ovunque l’amore di Gesù per tutti gli uomini ci impegniamo in diverse attività: promozione culturale e professionale dei giovani, pastorale parrocchiale,  cura dei piccoli, visita alle famiglie specialmente quelle povere, anche di religione indù e musulmana.

TAMIL NADU

Offriamo il nostro servizio nello Stato del Tamil Nadu in quattro città:

  • dal 1981 a Nagercovil 
  • dal 1991 a Madurai
  • dal 1994 a Kottar
  • dal 1995 a Kumbakonam

Siamo impegnate in vari ambiti: accogliamo le bambine diversamente abili e provvediamo alla loro riabilitazione e istruzione scolastica. Offriamo aiuto nello studentato alle giovani in ricerca vocazionale, operando per la promozione delle giovani donne e per il sostegno delle famiglie bisognose. Accompagniamo inoltre nel noviziato le giovani che si preparano alla vita consacrata. Ci dedichiamo all’adorazione perpetua a Gesù, Verbo Incarnato, presente nell'Eucaristia per accompagnare in ogni momento l’umanità tutta nei suoi bisogni umani, materiali, spirituali e sociali. Collaboriamo alla pastorale parrocchiale; in particolare dirigiamo una struttura destinata all’accoglienza e all’istruzione di bambini sordomuti, con mezzi e metodologie efficaci per la loro formazione umana, religiosa e professionale.

KARNATAKA

Siamo presenti anche nello stato del Karnataka, a Bagalore dal 27 luglio 2008. L'attività principale è la formazione. La necessità di offrire un’adeguata formazione alle giovani suore ci spinse ad aprire la prima casa a Bangalore: il sogno custodito nel cuore della Madre Carla diventa realtà. In questa città, le giovani suore  hanno la possibilità di accedere agli studi accademici presso le Università religiose.

ARUNACHAL PRADESH, LONGDING, PONGCHAO

Il villaggio si trova nel distretto di LONGDING, stato indiano Arunachal Pradesh, incuneato tra Nagaland e Birmania. Il capoluogo del distretto è Khonsa, sede di tutti gli uffici amministrativi. Pongchao appartiene alla circoscrizione di Longding la quale a sua volta è divisa in 5 comuni Longding, Mintong , Wakka, Pumao e Kannubari. Il distretto è montagnoso. La catena Patkai si estende tra est e sud dello stato ed è composta dalle vette più alte che salgono gradualmente fino a 3.500 metri. La vegetazione è prevalentemente sempreverde, tipica della foresta tropicale, e si dirada con l’aumentare dell’altitudine.

La popolazione, dal censimento 2001, è di circa 100.227 abitanti, dei quali circa 50.000 appartengono alla tribù Wan-cho. Sotto il profilo religioso i Wancho come le altre tribù, Noctes, Tangsas, Yobins, sono animisti. Hanno i loro riti, le loro cerimonie e sacrifici. Ogni tribù ha la sua festività che si protrae fino a due giorni; durante la ricorrenza tutti gli uomini vestono i colori tradizionali, le ghirlande e i piumaggi. I Wancho celebrano la loro festa, chiamata Oriah, a Febbraio – Marzo. Durante la festa vengono uccisi vari animali e le carni divise tra amici e parenti.

L’intera popolazione dello stato è indigena. Il loro sostentamento proviene dall’agricoltura. La situazione economica varia da tribù a tribù. Praticano la “Jhum cultivation”, liberando il terreno attraverso deforestazione, incendiando parte di una foresta o di sottobosco. Coltivano piccoli appezzamenti di terreno, aiutandosi tra familiari. Con questo sistema non è per loro possibile lavorare grandi distese. La terra non è sufficientemente fertile e gli agricoltori non conoscono alcun tipo di fertilizzante, tranne la cenere della foresta bruciata; non hanno attrezzi adeguati o valide tecniche di coltivazione: riescono a malapena a sopravvivere. I Wancho sono molto poveri e primitivi. Non usano alcun attrezzo eccetto il Dao (un lungo machete) e un piccolo cerchietto metallico con un manico usato come raschietto. Il Dao viene usato per qualsiasi cosa: scavare, vangare, estirpare e tagliare piante, pulire il terreno, ecc. Gli uomini lo portano sempre con loro. Durante tutto l’anno lavorano ogni giorno, dall’alba al tramonto, nel campo che a volte si trova a vari chilometri dal villaggio. Coltivano miglio, riso, aro, tapioca e altri tuberi e verdure. Non c’è alcun raccolto che duri loro per tutto l’anno. Tutto quello che coltivano è destinato al consumo immediato e dura al massimo qualche mese. Non appena terminano di seminare un cereale devono tornare ad occuparsi di un altro campo.

Ci sono alcuni uomini che lavorano come manovali lungo le strade: sono quelli che riescono ad avere un salario ma sono pochi rispetto alla gente che vive in ogni villaggio. La maggior parte delle restanti famiglie non riesce ad avere neppure una rupia al mese. Spesso non ci sono i soldi per le medicine; se qualcuno in famiglia si ammala resta a casa sperando che, col tempo, possa migliorare. Nel frattempo la malattia degenera.

Generalmente non ci sono negozi nei villaggi. Il governo ha scelto un villaggio dove ha istituito un emporio a prezzi convenienti; qui la gente si rifornisce di riso, sale, ecc. L’unico villaggio con presenza di negozi è Longding. Ora anche nei dintorni di PONGCHAO sono sorti alcuni negozi, ma per gli acquisti non comuni gli abitanti devono camminare uno o addirittura due giorni per arrivarvi e acquistare l’essenziale, oppure devono recarsi nel vicino stato di ASSAM. Dopo un’estenuante giornata di lavoro nei campi, alla sera le donne si arrampicano sulla collina e tornano a casa con un pesante carico di legna sulle spalle. A casa devono preparare da mangiare per la sera e predisporre la birra di riso e il cibo per il giorno seguente. Lo status sociale della donna è penoso. Non hanno tempo per se stesse e non beneficiano di alcuna struttura. L’alfabetismo, già basso nella zona, tra le donne è quasi nullo. Matrimoni prematuri e assenza di assistenza medica si aggiungono alle loro sofferenze. La donna viene considerata un utensile da lavoro.

Malattie diffuse come malaria, dissenteria, scabbia, in aggiunta alla mancanza di strutture mediche, aumentano il tasso di mortalità specialmente tra i bambini. È tremendo vedere i bambini morire per la mancanza delle comuni medicine o di una semplice assistenza medica. Le scarse vie di comunicazione in pessime condizioni si aggiungono al disagio della assenza di corrente elettrica, telefono e strutture pubbliche di assistenza. Così ogni emergenza si trasforma presto in tragedia.

Abbiamo aperto la missione a PONGCHAO nel 2012 con una scuola materna. Attualmente la missione è composta da un sacerdote e tre suore SMI che lavorano nella scuola, si occupano dei bambini, dei malati e sono di supporto morale e spirituale per il piccolo gruppo dei cattolici del villaggio. Sono in corso vari progetti per lo sviluppo e per il miglioramento della scolarizzazione ed emancipazione di questa popolazione che, però, non sono assolutamente sentite come un bisogno; anzi sono considerate un peso perché tolgono manodopera nei campi. Quindi molti dei bambini vanno e vengono a seconda delle necessità dei genitori. Tutto ciò rende difficile fornire costanti aggiornamenti e corrispondenza. Ciò nonostante siamo certi che fornendo a questi bimbi la possibilità di studiare, essi avranno i mezzi per costruire un futuro migliore.